martedì 15 febbraio 2011

Inferno

Un ammasso di vite intrecciate tra loro. Gente che non ti considera fino al giorno della tua morte, quando vedrà il tuo nome inciso su di una fottuta lapide.
Si ha un'idea distorta, dell'Inferno. Distorta e soggettiva, imposta da fanatiche leggende vecchie di millenni. L'Inferno non si trova sottoterra. L'Inferno non è un posto dove bruciano le fiamme eterne e dove i peccatori scontano la loro pena. L'Inferno è qui. Materializzato sotto forma di delusioni e sofferenza. Di addii e di litigi. Di disperazione e infelicità.
Io lo provo ogni giorno. Conduco la mia vita, avvolto nell'apatia, immaginandomi com'è provar qualcosa. Poi, quasi per un buffo scherzo del destino, provo qualcosa. Non è quel qualcosa che si riesce ad esprimere a parole, quanto più un concetto. Non è felicità, né nessun'altra di quelle puttanate da favolette per bambini ritardati. No, è qualcos'altro. Qualcosa di più. Un qualcosa che mi fa star bene, qualcosa di splendido, ma tanto splendido quanto effimero, perché sparisce. Com'è arrivato sparisce, lasciandomi vuoto. Quel qualcosa, mi accorgo, è un qualcuno. E lo vedo correre via. Allontanarsi da me, affievolirsi nel buio, fino a scomparire.
L'essere umano passa praticamente tutta la sua vita a rincorrere qualcuno. Non si sa perché, o almeno, si pensa di saperlo, ma è una menzogna. Tutto ciò che ci circonda è una menzogna. Non importa se la si farcisce di zuccherini o stronzate varie, rimane sempre una menzogna.
Una bellissima menzogna.
La Fine bussa alla tua porta. Apri.

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