venerdì 29 aprile 2011

Arkham, è solo uno scherzo

"La follia è una condizione umana. In noi la follia esiste ed è presente come lo è la ragione. "
Franco Basaglia


L'autista si ferma davanti alla casa di riposo Arkham, e mi scorta molto educatamente oltre i cancelli di questa dimora della tranquillità, sino al cospetto del gran capo, un uomo burbero e dai capelli grigi con un perenne sorriso soddisfatto in volto.
Entrando, noto che il posto è cambiato parecchio da quando me ne sono andato. I reclusi sono abbandonati a loro stessi. Il Cappellaio Matto si ritrova a divorarsi il cappello, cantando stupide cantilene in un loop infinito, Mr Freeze è arido, rachitico e morente, mentre prega le guardie per un po' di ghiaccio. Peccato per lui, il mio freezer è rotto, sennò glielo regalavo. L'Enigmista è in preda ad attacchi isterici dovuti ai suoi nuovi indovinelli che risolverebbe una scimmia ritardata, Killer Croc viene sfruttato dai carcerieri per produrre borse e portafogli a basso costo, Due Facce è caduto in una catatonia da quando la sua moneta è caduta in piedi, incastrata tra le mattonelle della sua cella. E pensare che avevo detto al Dottor Arkham di usare il parquet, per il manicomio.
Tutto, qui, mi è così familiare. Saluto il simpaticissimo signor Cash, e lui ricambia il saluto, agitando quella sua adorabile manina sinistra che, per uno strano evento, ha sei dita. Prima di scortarmi alla mia cella, mi chiedono se gradisco un bicchiere di whiskey, e io accetto volentieri. Dopo qualche formalità, mi accompagnano dolcemente nella mia nuova casa. Una cella bellissima, con motivi floreali e un odore di frutti di bosco veramente piacevole. Mi danno anche la mia tunica di seta, perché sanno che ho la pelle molto sensibile; Dopo tutto ciò, mi siedo comodamente sulla poltrona, sino ad addormentarmi e fare un incubo orribile:

Ci sono dei poliziotti che mi manganellano con forza inaudita, per poi sbattermi in macchina. Dopo un lungo viaggio si fermano di colpo e, con ancora il sapore di sangue in bocca, mi trascinano fuori dalla macchina, ammanettato. Fuori piove, e le gocce di pioggia mi sembrano tanti piccoli spilli che si conficcano con forza nella forza, perforandomi la carne. I lividi sul mio volto fanno ancora male, l'occhio destro è tumefatto e ho una costola incrinata, e quando rido mi fanno male i polmoni. Ci ritroviamo ad Arkham, ma non è il posto che mi ricordo io, è un manicomio pieno di super-criminali! Due Facce, Freeze, Croc, il nano coi cappelli e quella gentaglia cattiva lì è tutta in, se si può dir così, perfetta salute, e mi fissano, quasi sorpresi di vedermi qua. I poliziotti mi trascinano per le braccia per Arkham, per poi farmi picchiare ancora un po' da Aaron Cash, mettermi la camicia di forza e sbattermi in isolamento, in una cella imbottita e ricoperta da uno strato di acciaio inpenetrabile spesso dieci centimetri.
Per fortuna che è solo un brutto sogno e che fra poco mi risveglierò di nuovo nel mio mondo pieno di unicorni rosa putrefatti e super-eroi pedofili che abusano sessualmente di vecchie indifese.

martedì 12 aprile 2011

Dualità

dualità s. f. [dal lat. tardo dualĭtas -atis, der. di dualis: v. duale]. –

1. Qualità o condizione di ciò che è composto di due elementi o principî



Il destino è affidato al caso. Il caso domina le nostre vite, inconsapevolmente.
Lancia la moneta. Testa vivi, Croce muori. Funziona così, io l'ho capito. Ho colto il vero movimento della vita, affidandomi al caso. Diviso in due da una profonda faglia mentale, sono turbato da decisioni imprescindibili legate all'altra metà di me stesso.
Da un lato c'è lo splendido Harvey Dent, ex Procuratore Distrettuale, un uomo magnanimo e dall'impeccabile moralità che dedicò la sua vita al perseguimento della Giustizia. Dall'altro c'è Due Facce, tutta la collera e il rancore del giovane Harvey, accumulati per anni e manifestatosi sotto un aspetto grottesco e sfigurato in seguito ad un incidente.
Mi hanno diagnosticato una schizofrenia paranoica con tendenze omicide e una doppia personalità. Cercano di soffocare la mia vera essenza, il mio lato bestiale, ciò che sono veramente.
Sto affidando ad un calcolo probabilistico la mia vita, in questo momento. Lanciando un comune dollaro d'argento, segnato da un lato, scoprirò se la mia vita deve continuare o meno.
Testa vivo, Croce muoio.
Lancio la moneta. Rotea in aria, riflettendo la luce artificiale d'una lampadina di un modesto appartamento di città. Arriva al culmine, e scende rapida, atterrando sulla mia mano.
L'organo prensile mi trema, impaurito appoggio la moneta, senza vedere, sul dorso dell'altra mano.
Testa.
Vivo.

Sono vivo solo per metà.